Ieri
sera ho messo in borsa una grossa manciata di spilline con il fiocco bianco:
piccole, di stoffa leggera e lucida, a guardarle possono sembrare oggetti di
poco conto. E invece oggi, 25 novembre, nella Giornata Mondiale contro la
violenza alle donne, queste spillette di latta e tessuto assumono un
significato importantissimo. Le distribuirò ai miei amici, agli uomini che
conosco, perché le indossino appuntandole su giacche e maglioni, e possano così
manifestare il loro impegno di maschi contro il femminicidio e la violenza. È
il cambiamento culturale la chiave di volta per fermare un fenomeno che
continua a mietere vittime, ogni giorno, tra le donne di tutte le età: un
cambiamento che serve più che mai in Italia. Per innescarlo, per farlo partire
davvero serve l’impegno di tutti.
25 novembre 2013
20 novembre 2013
I bambini: futuro e speranza
Futuro:
è la prima parola che mi viene in mente quando vedo un bambino. Un’altra è speranza,
di cui abbiamo disperatamente bisogno. Oggi in Italia e in tanti altri Paesi
nel mondo, la Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
ricorda la data, il 20 novembre 1989, in cui l’Assemblea delle Nazioni Unite ha
approvato la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia.
Credo
che sia drammaticamente superfluo ricordare quanti bambini ancora oggi vivano
in situazioni insostenibili, privati della possibilità di vivere sereni, sani e
sicuri, del diritto a imparare per diventare adulti capaci di dare il loro
contributo ad un futuro migliore per tutti. Sono vittime di guerra, povertà e
della nostra incapacità di costruire un mondo giusto. Troppe volte senza voce, sono
i primi, insieme a tante donne, a fare le spese di una violenza subdola,
familiare, diffusa in questa nostra società che ha l’ambizione di definirsi “civile”.
Per
questo vorrei che le celebrazioni di oggi non restassero sulla carta.
Negli
ultimi mesi abbiamo fatto qualche passo, in Parlamento, con la legge contro la
violenza; sulla scuola si sta lavorando e credo che l’assunzione di diverse
migliaia di nuovi insegnanti di sostegno sia un segnale importante. Come è
importante la scelta di tante amministrazioni comunali di conferire la
cittadinanza simbolica ai bambini nati in Italia da genitori migranti, che
rappresentano, insieme ai loro coetanei italiani, la speranza di dare al nostro
paese un avvenire più solido e sereno, grazie alle loro competenze, ai loro
talenti, alla loro voglia di fare che dobbiamo avere la forza di sostenere e
incoraggiare.
Restano
tuttavia ancora molte, moltissime cose da fare. Contro la violenza, per il
diritto all’istruzione, per quello alla salute, per l’integrazione.
La
prima cosa che mi viene in mente è aprire gli occhi e il cuore.
Gli
occhi devono stare ben aperti per guardare il mondo e capire i suoi
cambiamenti. La globalizzazione prima e la crisi economica poi hanno cambiato
il pianeta: è impensabile e ottuso continuare a ragionare come se ogni nazione
fosse un’isola, tesa a difendere egoismi nazionali ormai impraticabili. Aprire
il cuore, ben oltre la tenerezza e il dolore fuggevoli che certe immagini e
certe notizie ci provocano, è indispensabile per nutrire la consapevolezza che
proteggere i bambini significa proteggere il nostro stesso futuro. Difendere l’ambiente
vuol dire difendere la loro eredità. Investire nella scuola e nella sanità
equivale a garantire loro l’opportunità di dare il meglio, in sicurezza. Costruire
cambiamenti culturali e sociali significa consegnare loro una prospettiva di
equità e uguaglianza per tornare a tessere quei legami di solidarietà,
vicinanza e giustizia che negli ultimi anni sono stati duramente intaccati da
scelte politiche ed economiche e che devono invece rinascere ed estendersi ben
oltre i confini delle comunità locali.
È
questo l’impegno che vorrei che prendessimo, insieme.
24 ottobre 2013
16 settembre 2013
06 settembre 2013
Domani, una giornata per la pace
Una giornata di digiuno per la pace, per lanciare un
segnale forte contro la guerra.
Ho deciso di aderire all’appello lanciato dal papa, perché sono convinta della necessità di una presa di posizione diversa: solo un’azione politica e diplomatica, che sia articolata e condivisa, potrà consentire di migliorare la situazione del Medio Oriente e contribuire alla costruzione di una pace duratura tra tutti i popoli.
Fermarci a riflettere in silenzio, provare ad andare oltre le logiche che oggi ci appaiono inevitabili, potrebbe essere l’occasione per capire che si può davvero cambiare il nostro modo di guardare al mondo e alla risoluzione dei conflitti. Troppe vittime, tra cui sempre più civili, chiedono che sia trovata una soluzione alle tensioni e agli scontri il cui prezzo altissimo è pagato dai più deboli.
Ho deciso di aderire all’appello lanciato dal papa, perché sono convinta della necessità di una presa di posizione diversa: solo un’azione politica e diplomatica, che sia articolata e condivisa, potrà consentire di migliorare la situazione del Medio Oriente e contribuire alla costruzione di una pace duratura tra tutti i popoli.
Fermarci a riflettere in silenzio, provare ad andare oltre le logiche che oggi ci appaiono inevitabili, potrebbe essere l’occasione per capire che si può davvero cambiare il nostro modo di guardare al mondo e alla risoluzione dei conflitti. Troppe vittime, tra cui sempre più civili, chiedono che sia trovata una soluzione alle tensioni e agli scontri il cui prezzo altissimo è pagato dai più deboli.
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