05 febbraio 2016
Dopo di noi
La Camera ha approvato in prima lettura la proposta di legge sul cosiddetto "Dopo di noi": un provvedimento centrato sulle persone con disabilità e finalizzato a favorire il loro benessere, l'inclusione sociale e l'autonomia. Qui trovate interventi e materiali sui lavori.
27 gennaio 2016
Giornata della Memoria 2016
14 ottobre 2015
Nuovi italiani
Nuovi italiani,
nati e cresciuti in Italia: sono loro, i bambini e i ragazzi figli di persone
immigrate che hanno scelto il nostro Paese per fermarsi e mettere radici, ad
essere al centro di questa riforma. Oggi sono italiani a tutti gli effetti, nella
vita quotidiana, tranne che a livello formale.
La nuova legge
sulla cittadinanza per i minori figli di stranieri è un provvedimento di
civiltà, una scelta importante per il futuro dell’Italia: per questo mi auguro
che segua un iter rapido con l’approvazione al Senato in tempi brevi.
L’integrazione, la
partecipazione degli immigrati e delle loro famiglie alla vita del Paese nella
sua complessità, è un aspetto fondante nella costruzione di una rinnovata coesione
sociale e di una rafforzata capacità di inclusione; il provvedimento approvato
ieri a Montecitorio, è rivolto alla
comunità di stranieri residente da tempo in Italia, dove ha deciso di lavorare,
di far vivere e crescere la propria famiglia, contribuendo allo sviluppo della
nostra nazione.
In particolare la nuova legge è rivolta a ragazzi/e, nati/e in Italia da genitori stranieri o arrivati prima del compimento del dodicesimo anno di
età, che abbiano alcuni requisiti, tra i quali anche la frequenza
scolastica e il possesso da parte di almeno un genitore del permesso di
soggiorno UE per soggiornanti di lunga durata.
Il radicamento in Italia è il fattore su si è puntato per
riconoscere la cittadinanza. Chi nasce, cresce, studia nel nostro Paese è
italiano. E non solo di fatto.
20 maggio 2015
Ecoreati, approvata la legge
Chi inquina deve pagare: mai più
vicende giudiziarie come quella di Eternit, mai più devastazioni come nella “Terra dei fuochi”; centinaia
di situazioni meno note ma altrettanto gravi nel nostro Paese hanno
danneggiato gravemente famiglie e territori e prodotto costi insostenibili per
le Istituzioni. La difesa dell’ambiente e la tutela della salute dei cittadini devono
essere garantite con mezzi all’altezza. E da oggi, con l’approvazione della
legge sugli Ecoreati, l’Italia si dota finalmente di uno strumento efficace.
Dopo 20 anni il nostro Paese svolta sul piano della civiltà giuridica e
restituisce dignità a chi ha combattuto in nome delle vittime dei disastri
ambientali.
Nel nostro Paese le cifre registrate
sono preoccupanti: circa 30mila crimini ambientali ogni anno, che producono un
giro d’affari stimato in qualcosa come 15 miliardi di euro, con un ruolo di
primo piano giocato dalla criminalità organizzata. Fino ad oggi questa
situazione veniva affrontata facendo riferimento al testo unico dell’ambiente,
con un sistema sanzionatorio formato da ipotesi contravvenzionali.
Con il nuovo testo invece il quadro
viene definito con precisione.
Vengono definiti cinque nuovi reati
ambientali, puniti con multe e reclusione (inquinamento ambientale, disastro ambientale,
traffico e abbandono di materiale radioattivo, impedimento di controllo e
omessa bonifica) e sono previste aggravanti per i reati commessi dalla
criminalità organizzata.
Grazie a questa nuova legge l’Italia
si dà una disciplina a tutela della salute dei cittadini e di uno
dei suoi più preziosi patrimoni, quello ambientale. La difesa dell’ambiente
insieme alla sostenibilità dello sviluppo rappresentano la chiave per
traghettare il nostro tessuto produttivo nel futuro e fuori dalla crisi.
Per chi
vuole approfondire, ecco una sintesi degli aspetti più rilevanti di questo
provvedimento:
la legge sugli Ecoreati rafforza
l’azione penale in campo ambientale.
Introduce infatti i nuovi
reati di inquinamento ambientale, disastro ambientale, i delitti colposi contro
l'ambiente, il traffico e l'abbandono di materiale radioattivo, il reato di
omessa bonifica e quello di impedimento al controllo.
Il provvedimento è nato da un testo
unificato a partire da una proposta di legge a prima firma del presidente della
Commissione Ambiente della Camera Realacci (A.C. 342) e da quelle analoghe
degli On. Micillo (M5S - AC 957) e Pellegrino (Sel - AC 1814).
INQUINAMENTO AMBIENTALE Da 2 a 6 anni di carcere con un
multa da 10mila a 100mila euro per chiunque abusivamente provoca 'una
compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o
dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di
un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna'.
Sono previste aggravanti in caso di lesioni o morte a una o più persone: da 2
anni e 6 mesi fino a 7 anni per lesioni che comportino più di 20 giorni di
malattia; da 3 a
8 anni per lesioni gravi; da 4 a
9 per lesioni gravissime; da 5 a
10 in
caso di morte.
DISASTRO AMBIENTALE Chiunque abusivamente provoca un
disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni. Costituiscono
disastro ambientale 'alternativamente: l'alterazione irreversibile
dell'equilibrio di un ecosistema; l'alterazione dell'equilibrio di un
ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile
solo con provvedimenti eccezionali; l'offesa alla pubblica incolumità in
ragione della rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione o dei
suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a
pericolo'
PENE AUMENTATE SE REATI IN AREE
PROTETTE Sia per
il reato di inquinamento ambientale che di disastro ambientale la pena viene
aumentata nel caso in cui i reati vengono commessi in un'area naturale protetta
o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico,
architettonico o archeologico, o nel caso in cui vengano danneggiate specie
animali o vegetali protette.
DELITTI COLPOSI Nel caso in cui i reati di
inquinamento e di disastro ambientale vengano commessi per colpa - anziché per
dolo - le pene previste vengono ridotte da un terzo a due terzi.
PUNIZIONE DEL PERICOLO PER L'AMBIENTE La messa in pericolo colposa
dell'ambiente viene punita con le stesse pene previste dalle fattispecie di
inquinamento e di disastro ambientale - a seconda dei casi - ridotte di un
terzo.
TRAFFICO E ABBANDONO DI MATERIALE AD
ALTA RADIOATTIVITÀ Da
2 a 6 anni
di carcere e multa da 10mila a 50mila euro per 'chiunque, abusivamente, cede,
acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene,
trasferisce, abbandona o si disfa
illegittimamente di materiale ad alta radioattività'. Le pene vengono
aumentate 'se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento:
delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del
sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o
della fauna'. Pene aumentate fino alla metà anche 'se dal fatto deriva pericolo
per la vita o per l'incolumità delle persone'.
IMPEDIMENTO DEL CONTROLLO Reclusione da 6 mesi a 3 anni
per 'chiunque, negando l'accesso, predisponendo ostacoli o mutando
artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l'attività
di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero
ne compromette gli esiti'.
AGGRAVANTI Sono previste aggravanti in caso di
associazione a delinquere di stampo mafioso. Pene aumentate da un terzo alla
metà se dell'associazione 'fanno parte pubblici ufficiali o incaricati di un
pubblico servizio che esercitano funzioni o svolgono servizi in materia
ambientale'.
AGGRAVANTE AMBIENTALE Prevista una aggravante ambientale nel
caso in cui uno dei reati del codice penale venga commesso allo scopo di
danneggiare l'ambiente. Le pene - a seconda dei casi - possono essere aumentate
fino alla metà.
RAVVEDIMENTO OPEROSO Riduzione da un terzo alla metà
delle pene previste per chi si adopera per il ripristino dello stato dei luoghi
e di un terzo per chi collabora con l'autorità giudiziaria. Nel caso in cui il
giudice disponga la sospensione del procedimento per permettere l'attuazione
del cosiddetto ravvedimento operoso, il corso della prescrizione viene sospesa. La
sospensione del procedimento dovrà avvenire prima 'della dichiarazione di
apertura del dibattimento di primo grado' e dovrà essere disposta 'per un tempo
congruo' a consentire il ripristino dello stato dei luoghi, che non potrà
superare il limite di due anni prorogabile al massimo di un anno.
CONFISCA Nel caso di condanna o di
applicazione della pena su richiesta delle parti è sempre ordinata la confisca
'delle cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che
servirono a commettere il reato', salvo che i beni appartengano a persona
estranea al reato. I beni confiscati o i loro eventuali proventi sono messi
nella disponibilità della pubblica amministrazione competente e vincolati
all'uso per la bonifica dei luoghi. Niente confisca per l'imputato che 'abbia
efficacemente provveduto alla messa in sicurezza e, ove necessario, alle
attività di bonifica e di ripristino dello stato luoghi'.
RIPRISTINO DELLO STATO DEI LUOGHI Il condannato viene sempre
obbligato al recupero o, dove tecnicamente possibile, al ripristino dello stato
dei luoghi.
OMESSA BONIFICA Viene punito con la reclusione
da 1 a 4
anni e con la multa da 20mila a 80mila euro 'chiunque, essendovi obbligato per
legge, per ordine del giudice ovvero di un autorità pubblica, non provvede alla
bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi'.
RADDOPPIO TEMPI PRESCRIZIONE I termini dopo il quale la
prescrizione estingue il reato vengono raddoppiati per i nuovi delitti contro
l'ambiente.
PROCURATORE ANTIMAFIA E AGENZIA
ENTRATE Quando
il procuratore della Repubblica procede a indagini per i delitti contro
l'ambiente, dovrà darne notizia anche all'Agenzia delle entrate 'ai fini dei
necessari accertamenti' e al Procuratore nazionale antimafia.
01 maggio 2015
Primo maggio
Amare
il proprio lavoro, scriveva Primo Levi, “costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla
terra”. Essere “competenti” nello svolgerlo e quindi provare piacere nel farlo,
continuava l’autore di “La Chiave a Stella”, è “forse il tipo di libertà più
accessibile, più goduto soggettivamente e più utile al consorzio umano”.
Oggi il lavoro è più che mai affine all’idea di
libertà. Libertà quotidiana e materiale, libertà di fare. Di esprimere il proprio
talento, di partecipare alla crescita della comunità, e soprattutto di godere
di quella dignità che permette di costruire il futuro a partire dal presente.
Un presente in cui si può vivere forti della consapevolezza di quanto
essenziale sia il contributo di ciascuno per lo sviluppo del nostro Paese, per
uscire dalla crisi economica che si è abbattuta anche sull’Italia colpendola
duramente.
Ma oggi lavoro significa purtroppo anche
urgenza. Urgenza, innanzi tutto, di dare risposte rapide ed efficaci a chi il
lavoro lo chiede, a chi vuole lavorare per poter portare avanti la propria vita
e garantire opportunità e futuro alla propria famiglia.
Ed eccola, un’altra parola chiave: futuro. Il
futuro che dobbiamo costruire è quello dei nostri figli. Sono giovani che oggi
cercano il lavoro, una generazione dinamica, preparata, volenterosa. Sono stati
chiamati bamboccioni e choosy, ma non è quello che vedo io, questo ritratto mi
pare approssimativo e certo non valido per la maggioranza di loro. Incontro
ragazze e ragazzi motivati, che domandano di lavorare, che accumulano
esperienza, che investono in formazione anche oltre il percorso universitario.
Che non si lasciano fermare dalla stanchezza, giovani in gamba, che non si
tirano indietro davanti alla necessità di cambiare e al contrario vivono i
cambiamenti come evoluzioni professionali e possibilità di arricchire il
proprio bagaglio di conoscenze.
Questi stessi giovani chiedono anche di vedere
riconosciuti diritti elementari come quello ad una retribuzione dignitosa, che
permetta di coltivare le loro aspirazioni, che garantisca una stabilità su cui
fondare progetti di vita sottraendoli all’arbitrio del precariato.
L’impegno del governo per dare una risposta in
questo senso è già in atto. L’obiettivo è quello di offrire prospettive più
ampie e maggiori garanzie a chi lavora. Mettendo in campo una flessibilità che
valorizzi le competenze e contribuisca alla qualità, perché è l’eccellenza
delle produzioni la chiave di una competitività rinnovata per il nostro Paese,
in grado di offrire diritti, sicurezza e salario insieme alla crescita. Oltre
ai provvedimenti che riguardano direttamente le modalità di lavoro come il Jobs
Act, che ha finalmente spazzato via la giungla di contratti che ha tenuto in
ostaggio un’intera generazione, l’esecutivo non si è tirato indietro neppure di
fronte alla necessità di intervenire direttamente in vertenze importanti per i
territori. Una per tutte, nella nostra Toscana, quella sul polo industriale di
Piombino. Ma anche in Lucchesia, per fare l’esempio più recente, è costante
l’attenzione alla situazione dei lavoratori di Mercatone Uno. Perché non
possiamo dimenticare chi resta escluso, per periodi più o meno lunghi, dal
mondo del lavoro e deve poter contare su tutele efficaci e adeguate.
Alle imprese ci si è rivolti offrendo una serie
di interventi per la competitività come i minibond, sgravi contributivi, tagli
alle bollette, incentivi per l’innovazione tecnologica, tagli alle tasse: la
costruzione di un tessuto produttivo saldo e competitivo sta anche nella
capacità di rinnovarsi e di accettare le sfide di un mercato globale sempre più
attento alla qualità, e allo stesso tempo di coniugare la crescita con la
sostenibilità. In una dimensione di scambio che coinvolga aziende, lavoratori e
anche il contesto sociale e l’ambiente in cui essi operano.
Tornare a dare al lavoro un ruolo di primo
piano è la prima cosa da fare per portare l’Italia fuori dal buio di una crisi
come non se ne vedevano da decenni. Una crisi che ha colpito le famiglie,
devastato il tessuto produttivo e soprattutto depredato troppe persone della
speranza.
Solidarietà è quindi l’ultima parola con cui
voglio scandire il mio intervento: lavorare insieme, uniti, con un obiettivo
condiviso che sia un nuovo benessere comune, una crescita sostenibile, la
diffusione dei diritti. Un progetto da far crescere passo dopo passo, usando
tutti gli strumenti che abbiamo, valorizzando i talenti di chi fa impresa e di
chi l’impresa la fa muovere tutti i giorni con il lavoro delle sue mani. Per
ricostruire la fiducia e offrire ai nostri giovani il futuro che meritano,
grazie alle innumerevoli risorse, ogni ancora troppo inutilizzate, del nostro
magnifico Paese.
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