23 maggio 2013

Ponti, non muri



"Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono. 
Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri".

Grazie, don Gallo. 

06 maggio 2013

Ferite a morte

La violenza alle donne è ormai un'emergenza nel nostro Paese.
Affrontarla subito, per sconfiggere ogni forma di sopruso deve diventare una priorità per l'Italia, per chi la governa e per tutti i cittadini, con la consapevolezza che la prevenzione è lo strumento da cui partire per mettere fine ai femminicidi. 
Per questo ho deciso di firmare l'appello lanciato dal progetto "Ferite a morte", che chiede al governo di convocare con urgenza gli Stati generali contro la violenza sulle donne.
Qui trovate il link per sottoscriverlo, vi invito a farlo al più presto. 

16 aprile 2013

Crescere ai tempi della crisi - un bell'incontro al Festival del Volontariato


Crescere ai tempi della crisi. Diventare adulti, autonomi, in uno dei periodi più difficili della storia del nostro Paese. Di quello che la politica e le istituzioni possono fare per rispondere ai giovani abbiamo parlato sabato 13 aprile al Real Collegio di Lucca, in un incontro del ricco calendario del Festival del Volontariato organizzato dal CNV, a cui ho preso parte insieme a ricercatori, amministratori locali, rappresentanti delle associazioni.
Deve essere chiaro a tutti che offrire opportunità e prospettive ai giovani è un impegno inderogabile per chi vuole far ripartire l’Italia.
Istruzione e lavoro sono punti cardine: restituire dignità a scuola, università e ricerca dopo anni di tagli indiscriminati rappresenta un investimento che non possiamo permetterci di rimandare. Dalla carenza dei docenti di sostegno fino alla complessa situazione dell’edilizia scolastica, passando per le condizioni degli insegnanti che troppo spesso devono far fronte a carenze di ogni genere, è l’ora di voltare pagina. Ma formare al meglio le nuove generazioni non basta, se non si è in grado di offrire loro un’occupazione che le metta in condizione di costruire il proprio avvenire nel nostro Paese. I dati della disoccupazione giovanile, che volano a livelli record, dimostrano che in questo momento ciò non accade. E allora bisogna fare presto: lavorare insieme, a tutti i livelli istituzionali, è il primo passo. Unire le forze per costruire nuove politiche pubbliche in grado di sostenere i giovani nel cammino verso l’autonomia, valorizzandone le competenze nell’interesse di tutta l’Italia è essenziale. Nel nostro territorio si sta provando a dare risposte: offrendo spazi di aggregazione e sviluppando progetti come GiovaniSì, si sono fatti passi avanti. Gli enti locali e la Regione non devono essere lasciati soli in questo impegno: serve il sostegno dello Stato centrale e serve la capacità di immaginare un altro modo di costruire il futuro, non solo per gli individui, ma per la comunità. Perché se non crediamo nel futuro non abbiamo più speranza e se pensiamo di farcela ognuno per sé, abbiamo già perso. 

18 marzo 2013

Primi giorni


Di ritorno a casa dopo i primi due giorni di lavoro di questa nuova legislatura, tiro le fila delle prime impressioni.
In Parlamento dal 2001, posso dire che tra i colleghi Pd sono una veterana: per me l’effetto “primo giorno di scuola” non c'è stato. Eppure, circondata dai moltissimi volti nuovi, donne e giovani soprattutto, che come democratici abbiamo portato a Montecitorio, ho provato un’emozione forte, che si è mischiata in questo avvio delle attività alla consapevolezza della responsabilità che abbiamo di fronte in questa legislatura che si annuncia complessa: quella di rispondere rapidamente alle necessità degli italiani che da troppo tempo vivono grandi difficoltà.
L’elezione dei presidenti delle Camere è stata la prima prova che il centrosinistra ha dovuto affrontare e che ha superato con successo. Le prime tre votazioni a scheda bianca, avvertite da molti come inutili e frustranti, ci hanno in realtà permesso di ottenere due risultati: da una parte l’inizio di un lavoro di confronto aperto con le forze politiche a partire da Scelta Civica e M5S per la ricerca di un nome condiviso, dall’altra la scelta di due figure di alto profilo, quelle di Laura Boldrini e Pietro Grasso, che hanno raccolto un consenso unanime non solo a livello parlamentare. I tanti apprezzamenti per queste scelte, che ho anche ricevuto personalmente, sono davvero confortanti: dimostrano che è possibile individuare figure che rappresentando con grande prestigio i nostri valori più sentiti, quelli della solidarietà e della legalità, ci rimettono in sintonia con il nostro popolo, con il centrosinistra che vuole cambiare profondamente l’Italia per farla ripartire.
Ho votato Laura Boldrini con grande convinzione. In un tweet lanciato immediatamente dopo aver votato l’ho scritto a chiare lettere: “Chi guarda agli ultimi è mio faro nella vita e in politica. Ho votato Boldrini con questo sentimento e la speranza di un segnale vero”. Avevo un groppo alla gola per la gioia quando, mezz’ora dopo, nel suo discorso di insediamento la nostra Presidente ha pronunciato quella stessa parola, accantonata da troppo tempo: “ultimi”. Che dovranno avere voce. Che nella Camera dei Deputati, ha promesso Boldrini, troveranno luogo di cittadinanza.
Infine, devo ammettere di essere rimasta molto colpita dall’atteggiamento della maggior parte dei media, che hanno concentrato la loro attenzione sugli eletti del M5S. Eppure molte delle loro proposte, rappresentate come grandi novità, sono già realtà: dalla diretta streaming delle sedute alla disponibilità pressoché immediata dei verbali.
Nei prossimi giorni ci aspettano passaggi fondamentali: dalle consultazioni del Presidente Napolitano uscirà un quadro più chiaro della situazione che ci troveremo di fronte. Una cosa però è sicura: l’Italia ha bisogno di una svolta, fatta di lavoro e sviluppo, nel segno della legalità e della solidarietà. Per ripartire davvero e restituire speranza.

08 marzo 2013

8 marzo


Lavoro, welfare, lotta alla violenza: punti fondamentali per cambiare, da attuare con proposte concrete per mettere tutte le donne in condizione di offrire il meglio dei loro talenti e delle loro capacità alla ripartenza dell’Italia.
Quest’anno viviamo l’8 marzo in una situazione di grave difficoltà economica e di altrettanto preoccupante instabilità politica. Oggi più che mai la Giornata internazionale della donna ci ricorda che senza la forza delle donne non potremo uscire da uno stallo nocivo all’intero Paese.
Lo dicono i numeri: i paesi in cui l’occupazione femminile è più bassa, crescono meno.
È questo il caso dell’Italia, una situazione che richiede risposte efficienti. Le proposte che abbiamo avanzato, come democratiche, sono chiare: sul piano fiscale, si può intervenire con incentivi e detrazioni a sostegno dell’assunzione delle donne; il welfare, con l’estensione dei servizi di cura e degli asili e in generale orientato al sostegno della famiglia, è altrettanto fondamentale. Una legge sull’eguaglianza di genere nel mercato del lavoro e un effettivo congedo di paternità contribuirebbero senz’altro a realizzare quella parità che nel nostro Paese sembra ancora un obiettivo distante.
È necessario un profondo cambiamento culturale, essenziale per arginare un fenomeno ormai strutturale nella nostra società, quello della violenza contro le donne. I numeri (oltre 100 le donne uccise nel 2012) sono spaventosi e chiariscono con brutale immediatezza come questa violenza sia espressione di una disparità che va oltre la sfera privata e chiama in causa con forza la politica. Anche se sono stati fatti passi avanti, come la firma della Convenzione di Istanbul (l’iter per la legge di ratifica non è però stato completato), l’Italia sconta tuttora ritardi su temi importanti come prevenzione, protezione delle vittime e punizione dei colpevoli: per questo continueremo a chiedere l’istituzione di un Fondo per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e di un osservatorio per un monitoraggio efficace, insieme a norme precise di tutela della vittima durante le indagini e l’introduzione del carattere prioritario per i procedimenti penali per i reati sessuali. Consapevoli che il nostro Paese può tornare a crescere solo se le donne italiane saranno effettivamente sicure e libere di scegliere.